Mi è tornata la voglia di avere un blog. Forse.

venerdì 13 aprile 2012

Assenza

Mi manchi. E lo sapevo. Così tanto forse non potevo nemmeno immaginarlo.
Se il tempo è una medicina a me devono aver sbagliato le dosi.

lunedì 9 aprile 2012

Il dì di festa

Loro felici e spensierati. Io contento e allegro. Tu con il muso.
Uno schema talmente fisso da essere più prevedibile di quelli di Luis Enrique.

sabato 7 aprile 2012

Lo scrigno

Il mio dolore è là, chiuso dentro quel piccolo scrigno. Talmente piccolo che da fuori non lo vedi, e nemmeno lo noti. E' piccolo, ma è profondo, a guardarci dentro ti gira la testa.
Ma no, non chiedermi dov'è la chiave. Non ce l'ha la chiave, non l'ha mai avuta. E comunque non ti servirebbe. Per aprirlo basta trovarlo. E' in fondo alla strada che passa dall'anima e attraversa il cuore.

venerdì 23 marzo 2012

Il silenzio e l'imbarazzo

"Quando sei in due e il silenzio non crea imbarazzo, e non senti il bisogno di riempirlo per forza con le parole, bè allora c'è qualcosa di molto bello. Vuol dire che sì, stanno parlandosi le anime e che hanno qualcosa di importante da dirsi".
Me lo ha fatto ricordare Fantàsia.
Me lo disse tantissimo tempo fa una donna che mi amò una settimana, mi ebbe per un giorno e una notte e mi lasciò piangendo per tornare da dove era venuta senza tornare mai più.

sabato 10 marzo 2012

Spread e felicità

"Dimmi se lo spread deve indicare quanto uno sta bene e quanto uno sta male... Noi abbiamo sempre pensato che per questo si dovesse usare la parola 'felicità' mica spread" (Renzo Ulivieri)

martedì 6 marzo 2012

Un mese fa


E' passato un mese, ma potrebbe essere un giorno o un anno.
Penso che ancora non mi rendo conto fino in fondo che non lo rivedrò più.
Continuo a immaginarlo mentre mi guarda sorridendo orgoglioso, come nella foto. E sorrido anch'io invece di piangere come forse dovrei.
E' stato un rapporto bellissimo, fatto di poche parole 'pesanti', e più di gesti e sguardi d'intesa e di grandissimo affetto, sia pur mai esibito.
Io mi sentivo la sua prosecuzione e so che per lui lo ero. Io ero quello che lui non aveva potuto essere, lui era quello che io avrei voluto diventare da grande.
Mi ha insegnato l'onestà, la coerenza, il rispetto degli altri chiunque siano, la cultura del lavoro, del meritarsi e del non chiedere, il saper accettare fino in fondo le sconfitte, il disprezzo per i furbi, la dignità e soprattutto una grande umiltà. Mi ha insegnato a ribellarmi alle ingiustizie che colpiscono i deboli ma a sopportare i torti ricevuti finché ce la si fa e anche un attimo in più.
Me le ha insegnate più con l'esempio silenzioso che con le prediche e le parole, che è come scolpirle sul marmo e non c'è tempesta della vita che le possa cancellare. 
Grazie pa', la fortuna e la felicità di averti avuto vincono a mani basse la partita contro dolore per averti perso.